CHIESA DI SANTA MARIA IN VINEIS

Una scoperta fortuita

1 agosto 1929: un giorno che Strassoldo non può dimenticare. In Santa Maria in Vineis [fig. A] era appena finita la Messa, quando il casuale staccarsi di una tavoletta d'intonaco rivelò la presenza di un affresco sottostante. Antonio e Luigi Deluisa 1985, p. 31, raccontano che, una volta staccata la pala d'altare, «[...] apparve, nella sua interezza e magnificenza, l'affresco della Madonna fra i Santi, [...] l'unico, come abbiamo potuto constatare in seguito, a non presentare i segni delle martellate che servirono a scrostare qualche tratto di dipinto per farvi aderire l'intonaco, tanto che i suoi colori apparivano ancora vivi e ben marcati. Nel nostro lavoro di scoprimento delle pitture, bastava toccare appena la malta, spessa circa un centimetro, che subito si staccava dal muro; così, abbiamo goduto di uno spettacolo rarissimo: veder apparire davanti ai nostri occhi delle immagini che attendevano da qualche secolo di ritornare alla luce». Ma quando, e perché, furono ricoperti gli affreschi medievali? Ancora Antonio e Luigi Deluisa 1985, p. 31: «Lo spesso strato d'intonaco che le ricopriva era stato applicato sugli affreschi nei secoli XV, XVI e XVII, dopo le invasioni turche e il passaggio di soldatesche di varia provenienza; si riteneva, allora, che l'unico modo di disinfettare gli ambienti e impedire il diffondersi delle epidemie e dei contagi, che invasori ed eserciti in transito portavano, fosse, appunto, quello di coprire con uno strato di malta i muri degli ambienti pubblici».

Figura A

Il nome e la storia dell'edificio

Santa Maria in Vineis: un nome problematico. Per chi pensa al latino, non sembrano esserci dubbi: la traduzione è «fra le vigne», quindi ci immaginiamo - in mancanza di dati ufficiali - una chiesa originariamente immersa nei vigneti. Del resto, la chiesa è dedicato proprio alla Madonna delle Vigne, senza contare che, in un documento dell'Archivio di Stato di Venezia, essa è chiamata «chiesuola della Vigna o di Vineis». Ma c'è anche un'altra possibile spiegazione: l'edificio prenderebbe il nome dalla sua ubicazione nel borgo di Vineis. In effetti, la zona ha due nomi: Borgo Viola o, appunto, Borgo Vineis. ʻViolaʼ è un toponimo assai frequente in Friuli: deriva dal basso latino e indica una stradina di campagna (ʻpiccola viaʼ) segnante il confine fra i diversi fondi terrieri. Spesso, le ʻvioleʼ erano vere e proprie strade, affiancate dalle case dei coloni e, naturalmente, da chiese: si pensi a quella di San Martino a Terzo, o a quella dei Santi Andrea e Anna a Perteole. Non dimentichiamoci, inoltre, che ad un tiro di schioppo da qui passava la cosiddetta Julia Augusta, la strada romana che collegava Aquileia alla regione austriaca del Norico (in fig. B abbiamo segnato in rosso la chiesetta e la scia della strada, ancora visibile sotto i campi). Possiamo dunque pensare ad un borgo nato come statio, ossia come stazione di cambio e rifornimento della via romana, e successivamente chiamato ʻVineisʼ, magari proprio per la presenza di numerose vigne.
Quanto all’epoca di edificazione, occorre fare alcune considerazioni. La chiesa sorse sicuramente dopo le invasioni ungare del X secolo e attorno ad essa venne realizzato un cimitero oggi scomparso (Tortolo - Maras 2004, p. 89: «Durante i lavori di restauro del pavimento si fecero delle ricerche nel sottosuolo che portarono alla luce molti resti umani riconducibili ai molti castellani che chiesero di essere lì sepolti. Questa è la prova dell'importanza che la famiglia Strassoldo attribuiva a questo edificio di culto»). La struttura globale è quella di un edificio risalente almeno al 1200, ma forse anche prima: c'è chi parla di dodicesimo, undicesimo, addirittura decimo secolo. Difficile dirlo. L'unica certezza è la sua esistenza prima del 1344: per il 17 maggio di quell'anno, infatti, abbiamo il testamento di Bernardo Strassoldo, dove viene menzionata proprio la nostra chiesa. 

 

Figura B

L'esterno e la struttura dell'edificio

Sulla facciata, che presenta un bel campanile a vela con bifora campanaria, si notano numerose tracce, illeggibili, di un affresco che sicuramente doveva adornare la parete. La porta, secondo Antonio e Luigi Deluisa 1985, p. 34, «si rivela un rifacimento di quella originaria che doveva essere bassa e stretta; il tetto è a capanna, ricoperto di coppi. La muratura è in sassi, saldati con malta, e rinforzata agli angoli mediante pietre squadrate; l'aula è coperta da cinque capriate decorate a vista, a due spioventi». L'interno [fig. C], infine, è ad aula rettangolare con abside semicircolare: si tratta di un recupero, effettuato negli anni '50, delle antiche forme medievali, cancellate dalla trasformazione settecentesca. Sul lato destro si apre una piccola porta laterale, incorniciata da due finestrelle. In alto, cinque capriate sostengono un soffitto a losanghe colorate.

 

Figura C

Il problema delle attribuzioni: gli studi più vecchi e quelli più recenti

Sono almeno due le fasi pittoriche della chiesa; la prima, più antica, è leggibile solo in alcuni frammenti, come la fig. D, dove la freccia indica chiaramente due minuscoli lacerti ricoperti dallo strato successivo. Strato successivo che è quanto effettivamente vediamo affrescato sui muri: sulla sua datazione, però, gli studiosi non concordano.
Fino ad alcuni anni fa, prevaleva l'opinione di una compresenza, negli affreschi superstiti, di diversi autori e diverse epoche. Si è persino parlato di tre ʻscuoleʼ: quella di Vitale da Bologna (prima del 1330 - 1361), quella di Tommaso da Modena (1326 - 1379), quella di Masolino da Panicale (1383 - 1440), tre nomi fondamentali del Medioevo europeo.
Vitale da Bologna è a Udine nel 1348: in Duomo, dipinge le Storie di San Nicolò; i suoi allievi, pochi anni dopo, sono attivi nel duomo di Spilimbergo e nella chiesa dei santi Giacomo e Anna a Venzone. Tommaso da Modena, invece, molto attivo a Treviso e in Boemia, lascia in eredità a un gran numero di seguaci una pittura caratterizzata da vivace realismo e concretezza immediata. Effettivamente, nel ciclo di Strassoldo il loro influsso è molto evidente. Rimarrebbe Masolino da Panicale, celebre per i suoi affreschi nella Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze, realizzati assieme a Masaccio. Per quanto ci riguarda, Fedri 1971, p. 21, osserva che, grazie alla scena della Nascita di Maria, «un influsso del gentile mondo masoliniano sembra rivivere a Strassoldo, anche se non sono presenti quei paesaggi dolci e sfumati, quelle fantastiche fughe di arcate e chiostri verdi e rosati che ricorrono spessissimo nelle opere del Maestro da Panicale». Ricordi masoliniani, dunque, in un affresco che parrebbe dipinto per ultimo fra tutti quelli presenti.
L'ultima parola in ordine di tempo spetta però ad Eva Pez, laureatasi nell'anno accademico 2005-2006 in Storia dell'arte medievale all'Università di Trieste, con una tesi proprio su Santa Maria in Vineis. Queste le conclusioni del suo lavoro: «L'impaginazione unitaria, l'omogeneità cromatica e la mancanza di cesure tra le singole scene rappresentate mi hanno spinto ad attribuire l'intera decorazione pittorica ad un'unica bottega, attiva in un arco di tempo unitario, che si può collocare tra la fine del settimo e la fine dell'ottavo decennio del Trecento». Con una cronologia di questo tipo, è ovvio che, mentre rimangono ferme le influenze di Vitale da Bologna e Tommaso da Modena, scompaia il nome di Masolino da Panicale (all'epoca ancora bambino). Per quanto riguarda «le differenze stilistiche che effettivamente si possono notare comparando le diverse scene rappresentate», esse, afferma la Pez in un successivo articolo del 2006, «non possono essere interpretate come l'esito dell'attività di due botteghe, operose in tempi diversi, ma come il risultato dell'attività di un'unica bottega, all'interno della quale risulta possibile individuare delle singole personalità artistiche di rilievo, legate comunque da una simile formazione pittorica e culturale» (Pez 2006, p. 115).

Figura D

La meraviglia degli affreschi

Chiunque siano gli autori, resta il fatto che una chiesa come questa è unica nel suo genere. Immersa fra i cipressi piantati negli anni '50, circondata dal muretto in pietre, Santa Maria in Vineis è un mirabile squarcio di Medioevo: per questo abbiamo pensato di offrirvi, nel link successivo, una descrizione completa degli affreschi scena per scena.
Si ringraziano Mattia Millo (Pro Loco di Strassoldo) per la disponibilità dimostrata e ad Eva Pez per le informazioni ricavate dalla sua tesi di laurea.

Vanni Veronesi

Bibliografia

Antonio e Luigi Deluisa 1985
Antonio e Luigi Deluisa, Le chiese di Strassoldo e altre notizie, Pro Loco Strassoldo 1985.

Bergamini - Tavano 1991
Giuseppe Bergamini, Sergio tavano, Storia dell'arte nel Friuli - Venezia Giulia, Reana del Rojale 1991.

Fedri 1971
Ettore Fedri, La chiesetta di Santa Maria in Vineis, Palmanova 1971.

Pez 2006
Eva Pez, Il ciclo d'affreschi di S. Maria in Vineis a Strassoldo: alcuni approfondimenti, «Bollettino del Gruppo Archeologico Aquileiese», 12 / 2006.

Tortolo - Maras 2004
Alessia Tortolo, Pamela Maras, Chiesette votive campestri nei dintorni di Palma, Bagnaria Arsa 2004.